Ricevimento dell’Ambasciatore dell’Uruguay in Italia Gustavo Alvarez, del Ministro dell’Uruguay Jorge Cassinelli e del Console Onorario dell’Uruguay per l’Emilia Romagna Giorgio Rinaldi

E’ stata scoperta ieri, venerdì 22 dicembre, la lapide dedicata a Giuseppe Garibaldi, posizionata nel lato nord della Rocca. Erano presenti l’ambasciatore dell’Uruguay Gustavo Alvarez, il Ministro dell’Uruguay Jorge Cassinelli, il Console dell’Uruguay per l’Emilia Romagna Giorgio Rinaldi, il prefetto Bruno Corda.

“La grande bandiera italiana appesa sulla Rocca – ha detto il sindaco di Lugo Cortesi – testimonia il profondo sentimento che unisce la nostra città alle vicende del Risorgimento. Ancora più lo testimoniano la partecipazione popolare alle innumerevoli iniziative che hanno caratterizzato quest’anno di memoria del 150° anniversario.

“A Giuseppe Garibaldi fu attribuito il titolo di eroe dei due mondi per il contributo che offrì alle lotte di liberazione in America Latina. Certamente accanto a lui parteciparono tanti italiani a quell’epoca esiliati dopo i moti rivoluzionari nel nostro paese. Ricordo che oltre 100 lughesi partirono da Lugo per l’esilio in America Latina nel 1831 e ricordo anche il contributo decisivo alle vicende di liberazione americane offerte da un altro lughese, Agostino Codazzi. Tornando a Garibaldi, di pochi personaggi storici si ricorda di più l’idealità, il coraggio, l’altruismo. Lo si ricorda in tutto il mondo; forse unico militare italiano (dopo Giulio Cesare) ad avere acquistato universale rispetto. Tanti storici e biografi hanno celebrato la sua lunga epoca latinoamericana, dal Rio Grande da Sue all’Utuguay. Infatti giunse a Rio De Janeiro nel gennaio del 1835 in fuga dalla condanna a morte inflittagli nel 1834 per aver partecipato ad un tentativo insurrezionale in Liguria”.

“I principale biografi garibaldini concordano nell’affermare che gli anni americani sono fondamentali per la ricostruzione della sua personalità, sia per la comprensione del successivo percorso politico e militare del nizzardo. Dalla storiografia americana emerge un Garibaldi profondamente inserito nella realtà locale.
Garibaldi dedica dodici anni di vita e di lotta all’America Latina. Vi apprende la prassi dell’azione politica democratica e l’arte di comandare gruppi di volontari (non sempre animati dagli stessi suoi nobili ideali).
Tornato in Italia Giuseppe Garibaldi conquista un regno, dimostrandosi pienamente in questo,uomo di popolo oltre che stratega militare. Per l’uomo Garibaldi le esperienze sudamericane continuano fino alla fine dei suoi gironi ad essere ripercorse con sanguigna passione e nostalgia alla quale si lega, in un continuismo anche simbolico la sua azione politica. Lo testimonia il traslare un simbolo profondamente uruguayano quale la divisa rossa del partito “colorado” nella “camicia rossa” dei mille poi tramandata nella simbologia popolare in tante vicende successive. Nel 1838 conosce Anita. Lei lo segue e sis sposano nel 1842 a Montevideo. Hanno 4 figli. Lei combatte al suo fianco fin dal primo momento, in una corsa che si spezza solo nell’agosto del 1849 con la morte di lei nella nostra terra (a pochi km da Lugo) durante la ritirata dei difensori della Repubblica Romana.
Dunque, carissimi simboli patriottici (a cominciare dalla camicia rossa dei Mille) ma anche una storia d’amore (quella con Anita) legano indissolubilmente l’Uruguay all’Italia. E legano Garibaldi a tutti noi. Questo legame vogliamo rinnovare oggi con la lapide che apponiamo sulla Rocca a memoria di Giuseppe Garibaldi. E’ un legame che vogliamo rendere solido attraverso altre iniziative: con gli incontri che faremo con gli imprenditori del nostro territorio e soprattutto con l’auspicio di avviare e di continuare poi una stagione di relazioni e di incontri basati sui comuni valori di libertà, di pace, di democrazia e di giustizia. Sono legami “naturali” derivati da ragioni storiche ed ideali ma pure, come ricorda il presidente Gianfranco Fini dalla presenza in Uruguay di una numerosa comunità italiana che “opera nel contesto di un Paese che li ha fraternamente accolti ed ospitati”.

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