Adriano Guerrini, un ricordo

Lugo. Undici anni senza Adriano Guerrini (26.07.1926 – 21.04.2010). Sindaco di Lugo dal 1964 al 1976, poi presidente della Provincia di Ravenna.

Adriano Guerrini

In queste poche righe non si parlerà della sua storia politica e di quanto ha fatto per Lugo e per la provincia. Tanto è stato detto ed altrettanto ancora si potrebbe dire. In queste poche righe si proverà a raccontare il suo impegno politico nei suoi ultimi anni di vita.

Va fatta una doverosa premessa: chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere Adriano molto da vicino, fino agli ultimi giorni. Tutto quello che qui viene detto è un brevissimo, e forse confuso, ricordo delle ore passate con lui.
Nonostante la malattia che lo teneva lontano dalla vita politica quotidiana, il suo impegno e la sua passione sono rimasti sempre quelli di quando era partigiano.
Di ciò ne è prova la lunga serie di editoriale che fino alla fine scriveva per un periodico locale.

Partiamo dalla sua idea di libertà e democrazia. Diceva sempre “la libertà non si conquista mai una volta per tutte”, e questo monito andava ripetuto ogniqualvolta si prendeva una decisione politica difficile. C’era sempre il rischio di sottovalutare la perdita, od anche solo l’indebolimento, dei diritti conquistati con il sangue, dalle libertà di manifestazione a quelle del lavoro.

Nella politica, una delle cose più difficili da gestire erano i rapporti personali, con i cittadini e con gli altri partiti. Per i primi, la regola doveva essere “mai parlare in politichese”, ma usare un linguaggio corretto, pena il rischio di diventar un politico tutto fumo e niente arrosto. Il politico non deve mai interrompere il rapporto diretto col suo popolo.

Il dialogo con gli altri partiti avversari doveva sempre essere improntato verso il rispetto. Anche se alle volte era assai difficile, ascoltare ciò che pensano, per poi, se succede, non aver timore di dire loro che su un aspetto hanno ragione.

Poi c’è il partito. L’eventuale nascita del Partito democratico, quale forza politica capace di unire le forze provenienti dagli ex PCI e DC trovava in lui un grande estimatore. Non che fosse facile per Adriano stare nello stesso partito di ex democristiani, confidando anche che qualche decennio prima mai ci avrebbe pensato. Ma, diceva, la politica deve sapere guardare avanti, e capire i momenti. Per questo fu dai primissimi momenti un convinto sostenitore del passaggio dall’Ulivo al Partito Democratico. Tra tutti gli esponenti di spicco, quello per il quale nutriva maggior fiducia era Veltroni, che per il bene del partito doveva vincere le primarie dell’ottobre 2007 con “almeno il 70%”. Per lui Veltroni era il più adatto a ricoprire quel ruolo, per la sua visione progressista della società. Sua infatti era l’idea di creare un centrosinistra senza più il trattino tra le due parole.

Ovviamente il ricordo della Resistenza tornava sempre. Adriano la definiva la più grande epopea italiana di sempre, che doveva necessariamente esser sempre ricordata e spiegata ai più giovani. Ogni tanto, parlando delle celebrazioni del 25 aprile, lamentava un progressivo calo di interesse da parte di tutti, col rischio che quella ricorrenza diventasse una semplice abitudine annuale.

Provando a chiudere il quadro, la sua saggezza era un insegnamento sia per chi si avvicinava alla politica ma anche per chi già da tempo ricopriva cariche.

Di ciò ne sono prova le frequenti visite che riceveva, nelle quali gli si chiedeva un consiglio, al quale Adriano non rispondeva mai con “devi fare così…” ma sempre con “la scelta spetta a te, ma mi permetto di farti riflettere su…”.

Grazie Adriano per tutto ciò che hai fatto.

(Andrea Valentinotti)

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